SCENA CIBO

SCENA CIBO

Le abitudini alimentari dei Romani sono note soprattutto grazie alle ricette raccolte dagli scrittori antichi: vi apprendiamo che l’olio di oliva, assieme ai cereali, al pane e al vino, era tradizionalmente alla base  della “dieta mediterranea” e costituiva dunque il condimento essenziale nell’arte culinaria romana, secondo le raccomandazioni gastronomiche sancite sia da Marco Gavio Apicio, autore del trattatto De re coquinaria (“Sulla cucina”) e vissuto al tempo dell’imperatore Tiberio (secolo I d.C.), sia da Lucio Giunio Moderato Columella (4-70 d.c.), da Marco Terenzio Varrone (116-27 a. C.)  e da Plinio il Vecchio (23-79 d.C.).

Sappiamo che i Romani erano grandi consumatori di legumi, zuppe e verdure, preparate o condite con l’olio d’oliva di buona qualità, che non doveva quindi mai essere sprecato, a causa del suo costo elevato. Rinomati erano l’olio di Venafro, con il quale si condivano le insalate, e gli oli prodotti in Liburnia (l’odierna Croazia) e in Istria.

L’olio era fondamentale anche nella preparazione delle salse a base di spezie, erbe e salse di pesce con le quali si condivano vari tipi di carni, alimenti di lusso che abbondavano tuttavia solo sulle mense dei ricchi.

Nel corso dei banchetti si consumavano anche grandi quantità di olive: ne sono testimonianza quelle carbonizzate contenute in una scodella rinvenuta in un’abitazione di Pompei.

(Ole@exhibition progetto Elaia Olea Oliva – L’alimentazione)

 

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